Ho composto questo brano “il volo del calabrese” nel 2012, inserendolo nel mio secondo disco, Mastrìa, uscito nel 2013. Il chiaro riferimento a “Il volo del calabrone”, di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov, è stata una pura provocazione ad un immobilismo imperante.

Come nasce

“Il volo del calabrese” é nato dalla commistione di due sentimenti contrastanti: la gioia e la rabbia. Una dualitá di elementi contrapposti. Una convivenza tra la piú lucente e poetica bellezza e l’ombra piú oscura e tetra della mia chitarra battente.

Come si sviluppa

Ho scritto il brano con l’intento di portarlo ai limiti, sia per lo strumento che per i futuri interpreti. Un’ esasperazione del messaggio artistico che, anche qui, é un chiaro riferimento alla mia Calabria da sempre ai margini.

La prima parte

La prima parte del brano ha un chiaro riferimento al classico canone compositivo della nostra regione, un’assonanza con le armonie e terzine tradizionali calabresi. Una funzione catartica, d’isolamento, di trans.

La seconda parte

La seconda parte si muove armonicamente e melodicamente su nuove frontiere e su nuove sonoritá. Un auspicio. Un’ apertura al nuovo, alla contaminazione.

La terza parte

La terza parte é intrisa di tutta la mia rabbia ma ci ho tenuto ad avvolgere le sonoritá come fosse un volo di dolcezza per non far scadere la mia critica nell’assolutismo.

Ciò che volevo era una condanna allo status quo imperante nella mia terra. Volevo strappare il vestito “alla donna non in volo” che avevo davanti per scoprirne la pelle, l’essenza, la vera bellezza. Un terzinato indiavolato ed anche un po’ rock, che si apre, in un momento preciso, come una finestra su una piazza in festa. Dopo il caos arriva sempre la pace.
Dopo la notte c’é sempre l’alba. Un finale intriso di speranza e di dolcezza. Che tutto possa tornare piú bello di prima.


Lascia un commento
Condividi
Condividi